Pro Glemona
CITTA'
Babele Galleria D'Arte
Se si pensa alla terra di Gemona due sono gli elementi comuni al variegato ambiente: la pietra calcarea e l’acqua.
Il sottosuolo, i monti, i colli, la pianura sono tutti composti dalla stessa materia: roccia dura e spigolosa come era la vita qui fino a pochi anni or sono. L’acqua poi, data l’alta piovosità, sgorga da molte fonti montane, scorre lungo conosciuti torrenti e giunge infine al grande Tagliamento che la restituisce alla pianura dalle numerose risorgive. Due elementi fondamentali per costruire e per vivere, ma anche due ostacoli: la pietra non si coltiva e troppa pioggia rovina i raccolti e fa esondare i fiumi.
Questa era la realtà fino agli inizi del novecento.
Al giorno d’oggi quelle che un tempo erano difficoltà sono diventate occasioni di sviluppo turistico.
Il monte Cuarnan, ad esempio, prima montagna provenendo dalla pianura è visitabile tutto l’anno. Non essendo molto alta d’inverno il clima non è troppo rigido mentre d’estate ci si può rinfrescare nei folti boschi di latifoglie. I percorsi segnalati sono parecchi e vari. Adiacente al Duomo troviamo pure una ben attrezzata palestra di roccia nata nei pressi di un antico insediamento, si possono infatti intravvedere delle buche di palo scavate nella pietra e una fossa che potrebbe anche essere una tomba.
Un bel sentiero che inizia appena terminata la galleria paramassi ci può far scoprire un altro pezzo della storia di Gemona. È chiamato “Troi dai cincent”, sembra dal salario percepito dagli operai per realizzarlo o restaurarlo. A tratti fuoriescono dal terreno dei vecchi tubi che testimoniano l’esistenza di un acquedotto, molto più antico di quanto ritenuto dai gemonesi.
Se al primo tornante, dopo una ripida salita, proseguiamo sulla destra, dopo alcune centinaia di metri incontreremo due casupole di pietra: una diroccata, l’altra integra dalla quale sgorga ancora l’acqua; un centinaio di metri più in alto né sopravvivono altre due. Quelle che vediamo sono state rifatte attorno al 1830, ma le fonti danno acqua ininterrottamente dalla loro nascita: la fine del Trecento. Infatti è stato questo per secoli l’unico acquedotto di Gemona che portava l’acqua all’ospedale e alla fontana di piazza del municipio. Rovinato una prima volta dalle truppe napoleoniche che incendiarono alcuni tratti delle tubature di pino fu ristrutturato, come gia detto, attorno al 1830, rovinato quasi definitivamente dal sisma del 1976 e ora quasi dimenticato.
Se al tornante anziché girare a destra avessimo continuato lungo il “troi dai cincent” saremmo arrivati a una biforcazione: a destra per la cima, a sinistra per il Glemine e la Siere. Quest’ultima va menzionata perché vi nasce il rio “Glemineit” a causa del quale e stata costruita la galleria stradale fuori porta Udine (oltre che per le frequenti frane). Questo torrente sgorga raramente, solo in caso di forti piogge, si pensa che sia un sifone, anche se nessuno ha studiato molto il fenomeno. Qualunque sentiero prendessimo potremmo comunque raggiungere la vetta, incontrando di tanto in tanto dei crocifissi di legno, pietra, ferro, segno della devozione e dell’affidamento alla misericordia per poter vivere in queste aspre terre.
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