Pro Glemona
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Babele Galleria D'Arte
Andiamo con ordine iniziando naturalmente dal Duomo. Ad accoglierci all’entrata del sagrato due telamoni, anziani barbuti guardiani dell’entrata. Coevi al Duomo, solo nel 1651 sono stati collocati all’esterno. Per i gemonesi sono “persone” di famiglia, ribattezzati tra il serio e il faceto “Pense” e “Maravèe”, cioè “pensa” e “meraviglia”.
La chiesa attuale è stata costruita nel 1290, ristrutturando un altro edificio più antico, risalente almeno all’VIII sec., sicuramente testimoniato almeno cent’anni prima. La facciata, splendido esempio di fusione tra il romanico e il gotico, ha subito un importante rimaneggiamento tra il 1820-29 ed è per questo che oggi presenta delle caratteristiche neoclassiche che ne hanno armonizzato l’insieme distorcendo in parte le intenzioni del suo originario autore, maestro Giovanni.
Gli elementi scultorei a sinistra del portale sono composti da un Cristo benedicente privo di una mano, l’arcangelo Michele mentre pesa l’anima di un defunto (aggrappato il diavolo con forma di rana e testa umana), al di sopra la Madonna in trono fra due santi e ancora al di sopra la crocifissione.
Il portale decorato con elementi vegetali presenta due statue, a sinistra san Pietro con la chiave e a destra san Paolo con la spada. Il timpano raffigura una Deesis, o Supplica, con al centro Cristo in trono affiancato dalla Vergine e da San Giovanni, dietro i simboli della passione: la croce, i chiodi, la spugna sull’asta, la lancia. In basso sei figure a mezzo busto che probabilmente rappresentano l’umanità che attraverso il santo e la Vergine stanno appunto rivolgendo una supplica al Cristo. Le forme piuttosto grezze fanno pensare ad un’opera giovanile di maestro Giovanni.
Sopra il portale l’agnello di Dio sormontato da una croce, tra i più antichi simboli cristiani. Sul lato destro non passa certo inosservata l’enorme statua (sette metri) di San Cristoforo, protettore dei viandanti che nel Trecento a Gemona, portati dai traffici commerciali, erano molti.
Alzando ora un po’ gli occhi osserviamo la galleria composta da nove statue raffiguranti l’epifania; la Madonna col bambino e la mela del peccato al centro, a sinistra i re Magi con i doni e un palafreniere (scudiero) con tre cavalli, a destra san Giuseppe e i re Magi dormienti con un angelo che annuncia loro in sogno la nascita di Cristo.
A coronamento di tutto, il magnifico rosone centrale eseguito tra il 1334 e 36 da maestro Buceta. La consacrazione avverrà l’anno dopo, il 1337, nel giorno di pentecoste. Ulteriori rimaneggiamenti e ristrutturazioni avverranno più volte nel corso dei secoli.
Due parole si spendono volentieri anche per il campanile. Quasi alla base si intravede una linea di mattoni sottili che zigzaga qua e là lungo le mura. Questo margine sta ad indicare che al di sopra tutto era stato distrutto dal terremoto, mentre al di sotto rimangono le murature originali. Ricostruito fedelmente, anzi rinato dalle sue stesse pietre, oggi svetta impassibile, quasi nulla fosse cambiato dal 1341, anno di fondazione. Qualcuno potrebbe forse gridare al falso, ma se le vesti sono in cemento armato (così come quasi tutti gli altri edifici) l’anima è medievale: ha solo cambiato d’abito.
Dopo aver stringatamente descritto la facciata, sarà il caso di entrare. Anche all’interno dominano gli archi ogivali tipici dell’architettura gotica; le colonne in marmo rosa di Sant’Agnese (la sella che divide Gemona da Venzone) sono storte. Non è uno sbaglio di maestro Giovanni, ma opera del terremoto del 1976. A ricordo della tragedia sono state lasciate così, ma non c’è da preoccuparsi, non crolleranno. Infatti non reggono più il peso delle volte: sono state forate e rinforzate con dei tubi di acciaio che ne sostituiscono la funzione statica.
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